Celiachia e diagnosi. Cosa succede?

Diversi modi di scoprire la celiachia. Vi racconto il mio!

La celiachia è una patologia cronica di tipo autoimmunitario che colpisce l’apparato gastrointestinale a seguito dell’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti. Se siete arrivati sulla pagina di questo blog avrete letto milioni di volte questa definizione, quindi non starò qui ad annoiarvi con nozioni scientifiche già riportate sul sito ufficiale www.celiachia.it. Lo scopo di questo articolo è quello di raccontarvi come sono arrivata alla diagnosi della patologia e quando ho scoperto di essere celiaca, sperando che tutto questo possa esservi d’aiuto.

Prima di raccontarvi la mia esperienza vorrei parlarvi della sintomatologia che si può manifestare e delle varie forme esistenti di celiachia.

Una piccola curiosità tanto per iniziare. La celiachia fu descritta per la prima volta nel 1888 da Samuel Gee, medico pediatra britannico, che teorizzò l’importanza della dieta per il controllo di questa patologia. Sfortunatamente, solo nel 1953 si evidenziò la correlazione tra l’ingestione di glutine e lo scatenarsi della patologia.

Ad oggi, sappiamo che l’ingestione di glutine, in soggetti sensibili, provoca la distruzione dei villi intestinali, la cui funzione è quella di assorbire i nutrienti del cibo introdotti con la dieta. L’alterazione della struttura dei villi coincide con una riduzione dell’assorbimento dei principali componenti alimentari, ed è quindi per questo motivo che si parla di malassorbimento. Ovviamente, questo è quello che accade all’interno del nostro corpo, ma quali sono i sintomi? Quali sono le manifestazioni più comuni?

Quando si parla di celiachia ci vengono subito in mente i classici disturbi gastrointestinali perché sono quelli più comuni, anche se ci sono tantissimi altri sintomi che si possono manifestare. Ad oggi, infatti, non è possibile delineare una sintomatologia unica e definita. Nei bambini i sintomi più frequenti sono: mal di pancia, diarrea, arresto della crescita, perdita di peso, scarso appetito e irritabilità. Inoltre, negli adulti si aggiungono anche anemia, osteoporosi, aborti ripetuti, stanchezza cronica, alopecia ed afte ricorrenti nel cavo orale. Quindi, come potete vedere, non sempre il sospetto della patologia può essere riconducibile solo a problemi gastrointestinali ma si deve essere bravi a riconoscere i cosiddetti “campanelli d’allarme”.

Un’altra nozione importante da tenere a mente è che esistono diverse forme di celiachia. La forma classica è ovviamente quella che si manifesta con i classici sintomi gastrointestinali anche se esistono forme asintomatiche. Ed è proprio qui che inizia la mia storia.

Tutto è iniziato all’età di dieci anni, quando l’idea di non poter più ingerire del glutine non mi sfiorava minimamente. In realtà, non ricordo il momento esatto in cui sono cambiate le cose. Ricordo solo dei genitori preoccupati per una bambina che non cresceva più di tanto, che aveva sempre un colorito della pelle pari a quello di un fantasma e che soffriva di una forte carenza di ferro. Per il resto ero una bambina vivace. Nessun altro sintomo, nessuna manifestazione classica. Ecco perché vi ho voluto fare quella piccola introduzione. A dire la verità mi ritengo molto fortunata perché, nonostante vent’anni fa la celiachia fosse poco conosciuta, il mio pediatra pensò subito di farmi fare le analisi del sangue. Inoltre, devo anche ringraziare i miei genitori che non hanno perso tempo nel farmi fare la visita nonostante, apparentemente, non ci fosse niente che non andasse. Ed è proprio questo uno degli aspetti della celiachia che ritengo più subdolo.

Ricordo così che andammo prima al policlinico per le analisi emato-cliniche (per andare alla ricerca degli anticorpi anti-transglutaminasi) e, dopo che queste risultarono positive, ci consigliarono di fare la gastroscopia con biopsia duodenale, così da avere la cosiddetta prova del nove. Ed è lì che arrivò finalmente la diagnosi definitiva: celiachia.

Successivamente, ricordo solamente il risveglio nel lettino dell’ospedale dopo l’anestesia totale, seppur ancora non sapessi nulla dei risultati. Tornai a casa e mia mamma mi spiegò come sarebbe cambiata la mia vita da quel momento in poi, anche se ancora non potevo sapere che quello sarebbe stato l’inizio di una serie di cambiamenti. Infatti, avendo dovuto convivere con la celiachia sia nel periodo infantile che adolescenziale, il cambiamento è stato sia sul piano alimentare che su quello personale…ma questa è un’altra storia!

Troppe volte sento frasi del tipo “se dovessi scoprire di essere celiaco/a non seguirei la dieta, me ne fregherei”, oppure ancora “a volte quando mangio la pizza ho dei fastidi e, anche se mi hanno consigliato di fare le analisi per la diagnosi della celiachia, non le voglio fare per paura di risultare positivo”. Tutto questo purtroppo mi fa capire quanta strada ancora c’è da fare per sensibilizzare le persone e far conoscere a fondo la patologia. Proprio per questo motivo io, insieme ai miei compagni di viaggio, speriamo di arricchirvi con le nostre esperienze personali, al fine di rendere la celiachia un argomento sempre meno sconosciuto.

Stefania Pisasale, AIC Sicilia

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Stefania Pisasale

Stefania Pisasale

31 anni, di Catania, farmacista. Ho scoperto di essere celiaca all’età di dieci anni ed all’epoca, non avendo ancora capito a pieno la situazione, l’unica cosa che mi interessava era quella di poter continuare a bere la coca-cola. Crescendo ho dovuto confrontarmi faccia a faccia con la celiachia, soprattutto durante...

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