Alessandro Torelli

22 anni, studente di Economia e Finanza all’Università di Modena e Reggio Emilia. Due anni fa è stato testimonial di AIC per la campagna del 5X1000 e ora, oltre a essere un volontario nella sua provincia, fa parte del CD Regionale, del Gruppo Giovani e della squadra di calcio dell’Emilia Romagna.

Sono celiaco da quando avevo quasi 3 anni. La mia storia con la celiachia va di pari passo con la mia storia con AIC, perché l’associazione mi ha sempre dato sostegno, informazione e consapevolezza per affrontare al meglio l’intolleranza al glutine.

Crescere con la celiachia è stato di aiuto per responsabilizzarmi. Soltanto io sapevo ciò che potevo o che non potevo mangiare e di conseguenza non davo troppo conto al giudizio e ai commenti degli altri (anzi, spesso la stessa celiachia mi ha consentito di mangiare meglio dei miei amici, i quali talvolta invidiavano i miei piatti). Non ho mai temuto di sentirmi diverso perché sapevo che potevo contare sull’appoggio di un’istituzione, di un gruppo di persone che condividevano con me la celiachia e che l’hanno sempre affrontata come se fosse un valore aggiunto.

Pratico Judo (da quando avevo 4 anni) e sono responsabile di alcuni corsi rivolti ai più piccoli, nonostante io prediliga attualmente l’aspetto agonistico. Faccio spesso gare, a livello nazionale e talvolta internazionale, perché mi piace confrontarmi e mettermi alla prova. Ho sempre avuto una passione per la scrittura, mi piace leggere diversi generi di libri e discutere delle tematiche più attuali. Ritengo che sia fondamentale rimanere sempre aggiornati su ciò che accade nel mondo e avere un proprio giudizio critico sui temi locali e internazionali. Nel corso di questi anni ho avuto modo di viaggiare spesso, per vari motivi, andando in diverse parti del mondo. Ciò mi ha consentito di osservare le situazioni da molti punti di vista e di maturare attraverso la conoscenza di luoghi e costumi differenti dai nostri.
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AIC: essenziale o anacronistica?

Di recente si è aperto un dibattito sull’effettiva utilità dell’Associazione perché, dopo aver raggiunto tanti obiettivi, si pensa ora che essa non sia più necessaria. Ma siamo davvero sicuri che sia possibile farne a meno?