“Io sono celiaco”: ecco perché conviene dirlo!

C’è un grande dilemma che colpisce la maggior parte dei celiaci neo-diagnosticati ed è il seguente: “Dico a tutti (compagni di classe e di squadra, amici e colleghi, maestri e allenatori) che sono celiaco oppure cerco di tenerlo nascosto il più a lungo possibile così non dovrò subire tutte le imbarazzanti domande dei miei interlocutori? Tanto alla fine a loro cosa interessa se mangio glutine o no? Posso anche fare finta di nulla e se mi gioco bene le mie carte nessuno lo scoprirà mai.”

Io, personalmente, ho sempre inserito la celiachia in ogni mia descrizione, in ciascun contesto e con qualsiasi persona. L’ho fatto innanzitutto perché non è una cosa brutta che bisogna nascondere e in secondo luogo perché il cibo entra sempre, prima o poi, nella vita di persone che condividono del tempo insieme: dai pranzi con i colleghi e con i compagni di Università alle cene con la propria squadra e con la fidanzata. Dunque, per quanto una persona possa essere brava a nasconderlo, prima o poi esce fuori. Quindi tanto meglio dirlo prima, no? Così possono venir fuori anche delle belle sorprese.

Mi è difficile dimenticare, nonostante fossi ancora bambino, il compleanno di un’amica che si fece fare una torta completamente senza glutine per tutti, così che potessi mangiarla anche io. Nonostante i numerosi anni trascorsi e i tanti dolci assaggiati, quella torta rimane una delle più buone in assoluto che abbia mai mangiato!

Allo stesso tempo non mi scorderò mai di quando, durante la gita di 4^ superiore, girai per 3 giorni per Praga con delle arancine senza glutine (indimenticabili per il gusto e per il contesto) cucinate ad hoc dalla mamma di un compagno di classe. Quella stessa mamma che non perdeva occasione per preparare e cucinare delizie gluten free: dalle stesse arancine alle orecchiette, passando dai pasticciotti leccesi, soltanto per citare qualche esempio. Ricordo che studiare in quel contesto era sempre molto proficuo, specialmente quando nell’aria c’era il profumo della crema pasticcera appena preparata.

Inoltre, come non menzionare la cena post Erasmus spagnolo organizzata da una mia fantastica Professoressa e in cui ognuno portò qualcosa (senza glutine, ovviamente). Quella sera, nonostante fossi l’unico celiaco a tavola, ricordo che mangiammo tutti le stesse identiche cose, il che rendeva la conviviale ancora più speciale, dato che non dovevo badare alla contaminazione di alcun genere.

Mi piace ricordare anche la farewell dinner, organizzata a Charlotte (USA) in conclusione di un mio viaggio, in cui vennero servite numerose teglie enormi di lasagne senza glutine. “So che non saranno lasagne buone come quelle italiane” mi disse il mio “padre” americano. “Il fatto che siano tutte senza glutine credo sia già abbastanza”, replicai commosso dal bellissimo gesto e ignorando che le sorprese non sarebbero finite lì, dato che la serata terminò in giardino dove ci sedemmo a mangiare dei dolci tanto strani quanto buoni sotto le stelle americane.

Potrei continuare ancora a lungo con questi racconti, ma credo che già questi siano sufficienti per far capire che tutto ciò certamente non sarebbe mai successo se avessi fatto mistero della celiachia. Per alcuni amici questa mia intolleranza è stata una scusa per sperimentarsi in cucina, per altri un’occasione per mangiare qualcosa di diverso ma pur sempre gustoso. Una volta una cara persona mi disse: “Dovresti essere orgoglioso della celiachia, fa parte di te, è una tua caratteristica” e aveva ragione. Dunque rifletteteci bene: ha senso nasconderla rischiando di perdere tante gustose opportunità o è meglio parlarne e aspettarsi da subito grandi sorprese?

Voi cosa ne pensate? Avete qualche esperienza o aneddoto al riguardo che vorreste raccontare? Scriveteci nei commenti! 

5 risposte

  1. Penso che l’esclusione nasca proprio dall’ignoranza, dalle misconoscenze e miscredenze. Come possiamo pretendere di essere accolti e inclusi quando non siamo noi stessi ad aprirci? In tante situazioni mi sono sentita a disagio, specialmente agli inizi, quando poche persone attorno a me avevano compreso il problema e ancora non se ne dava il giusto peso. Raccontato le mie esperienze, le mie esigenze, i miei bisogni, il mio stato di salute ho permesso agli altri di conoscere il mondo della celiachia e di imparare a cambiare sguardo sulle cose. Parlando ho stimolato la creatività e spinto verso la curiosità…quasi tutti attorno a me ora sanno, capiscono e agiscono di conseguenza perché ora “conoscono” non solo “devono ricordarsi”.

  2. Ciao, mi chiamo silvia ho 54 anni, sono di Piacenza, diagnosticata celiaca nel 2004.
    Non ho mai avuto problemi a dire che ero celiaca, anzi, proprio perchè avevo paura di mangiare qualcosa di non adatto a me e di stare male. Purtroppo non ho avuto belle esperienze (e non le auguro a nessuno): mia madre che mi dice “non so cosa farti da mangiare…. a Natale manda tuo marito a mangiare con noi…. tanto tu ti arrangi….no?” o i conoscenti (non li posso chiamare amici, perchè li ho eliminati dalla lista delle persone da frequentare) che non prestavano attenzione a nulla, anzi sembrava facessero apposta a “dimenticarsi” che ero celiaca; mai nessuno che si sia preoccupato di provare a chiedermi come fare perchè anche io potessi mangiare qualche cosa… Sono sempre stata considerata una sfigata dai colleghi, perchè non mangiavo le torte che portavano in ufficio per i vari compleanni (tutte con glutine) e mi prendevano in giro dicendo che vivevo di amore e di aria. Per fortuna ho un marito splendido, con cui ho fatto viaggi meravigliosi in tutto il mondo (senza aver mai un problema con la mia malattia) e che a Natale, essendo sciatori appassionati (io ho imparato in tarda età proprio per levarmi da attorno certe persone poco gradite), non gli importa di fare il pranzo di Natale seduti in mezzo alla neve, mangiando un panino (io senza glutine). Grazie “all’effetto collaterale” di questa malattia (ho perso 10 kg nel 2004), all’attività sportiva sempre fatta da ormai 50 anni, allo sfruttare gli effetti benefici di un regime alimentare che toglie i carboidrati e fa mangiare verdure, carne, pesce, frutta e latticini sono riuscita a mantenere un fisico atletico, e una salute discreta. Mi prendono in giro anche per questo… senza sapere che mi ci vuole moltissima forza di volontà, abnegazione e passione…. aiutata da mio marito.

  3. Ciao! La celiachia a me è stata diagnosticata da diversi anni, io personalmente ne parlo con tranquillità ma ammetto che la parte più fastidiosa è affrontare poi spesso le domande imbarazzanti o i commenti stupidi..
    Lì sento ancora il peso

  4. Mi ha commosso leggere le esperienze di Alessandro e mi chiedo se noi siamo stati sempre molto sfortunati ad incontrare persone totalmente insensibili. O quale altra può essere la spiegazione al fatto che pur non avendo mai fatto mistero della celiachia di mia figlia, la questione rimaneva un problema solo nostro.
    Solo nei primissimi anni di vita, fino alle scuole elementari c’è stata una condivisione e un atteggiamento positivo, poi assolutamente il nulla. Il totale menefreghismo ed insensibilità. E questo rimane sulla pelle di una ragazzina…una patina di vergona insensata in un età in cui essere “diverso” non è un valore né un obiettivo.

  5. Ciao a tutti, è un argomento molto spinoso che diventa più o meno complesso a secondo dei pazienti coinvolti. Se parliamo dei bambini celiaci mi fanno una tenerezza infinita! Degli adolescenti figuriamoci. Ho scoperto di essere celiaco a 26 anni, per fortuna avevo appena concluso il mio percorso universitario fuori sede, immaginate se avessi dovuto gestire la dieta senza glutine in una casa di 5 studenti che mischiano di tutto in cucina, altro che contaminazione! Direi che dai 25 anni in sù possiamo gestire molto meglio la nostra alimentazione. Il consiglio che dò a tutti e di non avere vergogna, di imparare ad essere sfacciati nel manisfestare i nostri bisogni soprattutto nei locali pubblici. il celiaco è continuamente confuso con tutti quelli che fanno diete alternative per scelta ma non per necessità. I menù dei poveri ristoratori/pizzaioli sono diventati complicatissimi da gestire. I menù del con … sono stati sostituiti dai menù del senza… ” Spesso gli esercenti si avviliscono ed avranno anche ragioen per accontentare le richieste di tutti i clienti. Questa storia va a mettere i celiaci in cattiva luce. Purtroppo il senza glutine è diventato argomento di sketch televisivi di alcuni comici, o dei social. Proprio perchè ci sono troppe richieste di capriccio e non di bisogno. Penso che le difficoltà dei celiaci sarà quella di farsi valere rispetto ad altre categorie di persone che seguono diete modaiole senza alcun supporto scientifico, infastidendo il prossimo, soprattutto gli operatori del settore. Per cui diciamo sempre al prossimo chi siamo e di che cosa abbiamo bisogno, di comprensione, attenzione, rispetto.
    PS: il commento di Silvia mi ha scioccato, hai tutta la mia amicizia e solidarietà

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Alessandro Torelli

Alessandro Torelli

23 anni, studente di Analisi, Consulenza e Gestione Finanziaria all’Università di Modena e Reggio Emilia. Due anni fa è stato testimonial di AIC per la campagna del 5X1000 e ora, oltre a essere un volontario nella sua provincia, fa parte del CD Regionale, del Gruppo Giovani e della squadra di...

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